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Il lusso non regge più il suo prezzo

Cinquanta milioni di clienti persi, una borsa ridotta a portachiavi, la sostenibilità abbandonata: la moda scopre che il margine non ha più difese.
Digital Intelligence Podcast

Il punto su cui quasi tutte queste voci convergono è che il lusso non riesce più a giustificare il proprio prezzo. Imran Amed, fondatore di Business of Fashion, lo quantifica: circa 50 milioni di clienti persi, non una flessione ciclica ma l'espulsione della fascia aspirazionale, prodotta da anni di rincari senza corrispettivo materiale. Orsola de Castro arriva alla stessa diagnosi dal versante opposto, accusando il lusso di margini sconfinati su prodotto scadente: il capo ha smesso di garantire durata, che ne era la sola difesa. Telfar Clemens trasforma la stessa constatazione in gesto pubblico, annunciando un «severe downsizing» che si rivela essere una borsa ridotta a portachiavi — la shrinkflation resa letterale e venduta come battuta.

La divergenza si apre subito dopo, sulla domanda di cosa debba sostituire il prezzo come motore del desiderio. I dati di Lyst indicano la stranezza espressiva: cappellini sportivi e calzature-oggetto con crescite a tre e quattro cifre, mentre il mid-market compete sullo stesso terreno emotivo del lusso. Li Edelkoort prevede l'esatto contrario: il ritorno del convenzionale e del workwear, capi che si giustificano per funzione o per codice, non per novità. Demna sposta il baricentro ancora altrove, dichiarando che Gucci è definito dalle persone e non dall'archivio, e abbandonando il design concettuale per la risposta sensoriale.

Sotto queste tre risposte c'è una sostituzione silenziosa: l'artigianato ha preso il posto che la sostenibilità occupava come garanzia morale. Jerry Lorenzo, con la partnership Zegna, tratta il mestiere come mezzo e non identità; de Castro, invece, dice che i brand hanno semplicemente lasciato il tema ambientale e sposta il proprio lavoro dalla policy alla riparazione.

Resta una tensione irrisolta sull'autorità. Telfar rende il prezzo un meccanismo osservabile, Demna consegna il significato ai clienti, mentre Virginie Viard, uscita da Chanel nel 2024, non ha mai ripreso parola pubblica: chi progetta non racconta più, e chi racconta non progetta.

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