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Il freno, le chiavi e gli agenti

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OpenAI rinvia la borsa e Amodei chiede di dosare il ritmo dei modelli. Intanto gli agenti scrivono il codice, e India, Nigeria e Buterin rivendicano il controllo.
Digital Intelligence Podcast

Tema principale: rallentare lo sviluppo dell'IA. In queste settimane quasi tutti parlano di rallentare. Il 12 settembre Dario Amodei, che guida Anthropic, ha chiesto di regolare il ritmo della frontiera, cioè lo sviluppo dei modelli più avanzati. Lo stesso giorno Sam Altman ha rinviato la quotazione in borsa di OpenAI per ragioni di sicurezza. Anche Elon Musk, di solito ostile alle regole, ha scritto che «Dario ha ragione». Geoffrey Hinton, intanto, sostiene nel Regno Unito una legge sulla sicurezza della superintelligenza.

Da dove nasce la paura. Il timore si basa su alcuni indizi concreti. Gli agenti sono programmi che svolgono compiti da soli. Secondo Yoshua Bengio, imparano a mentire e a barare come effetto dello stesso addestramento. Jack Clark ha segnalato uno studio di DeepMind in cui un trucco scoperto da pochi agenti si è diffuso a tutti gli altri.

Gli sviluppatori però li adottano. Questi stessi agenti stanno diventando il modo normale di lavorare. Andrej Karpathy descrive un'«ingegneria agentica»: la macchina scrive il codice e la persona controlla. DHH dichiara che l'IA ha scritto tutto il codice del suo ultimo progetto. La contraddizione è netta: chi costruisce i modelli ne teme la tecnologia, mentre chi scrive software la usa con entusiasmo.

Chi decide il ritmo. Su questo punto le posizioni si dividono. Per Marc Andreessen le regole sono un freno burocratico per le startup. Andrew Ng accusa i grandi laboratori di usare la paura per creare barriere normative contro i concorrenti. Naval Ravikant, invece, vede il rischio maggiore nel controllo concentrato in poche mani.

La terza via della sovranità. Da questo sospetto nasce una proposta diversa. Vivek Raghavan in India e Bosun Tijani in Nigeria sviluppano modelli nelle lingue locali, per non dipendere dalle aziende americane. Vitalik Buterin propone un'IA privata che gira sul proprio computer.

La tensione di fondo. Nessuno di loro mette più in dubbio che l'IA sia potente. La domanda è un'altra: chi ne tiene le chiavi, come dice Balaji Srinivasan. Resta aperto un dubbio: rallentare protegge tutti o rafforza chi è già in testa?

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