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Dove deve vivere il calcolo

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Buterin sposta i suoi modelli su una macchina in casa, la Nigeria apre un centro nazionale, l'India rilascia pesi liberi. La domanda non è più chi paga l'AI, ma chi la ospita.
Digital Intelligence Podcast

Il tema che attraversa quasi tutte queste voci è che il modello ha smesso di essere il prodotto: il valore si sposta sullo strato che lo mette al lavoro. Andrej Karpathy descrive un passaggio dal chatbot all'"agentic engineering", dove l'umano dirige e il modello esegue, al punto da non scrivere più codice da mesi. Benedict Evans arriva allo stesso punto dall'altro lato, sostenendo che l'AI cambia cosa sia il software e come le aziende si riorganizzano, non solo chi lo scrive. Jensen Huang conferma dal lato dell'infrastruttura, con la domanda che si sposta dal training all'inferenza e agli agenti, e Simon Willison lo verifica nel dettaglio, leggendo i prodotti al livello di system prompt e tooling più che di benchmark.

Su dove debba vivere questo calcolo, però, il gruppo si divide nettamente. Da un lato la scommessa sulla scala centralizzata: Elon Musk chiede più data center e meno regole. Dall'altro una linea locale e sovrana che arriva da posizioni molto diverse — Vitalik Buterin che ha spostato i suoi LLM in locale per ragioni di sicurezza, Aravind Srinivas che porta gli step sensibili sull'hardware dell'utente, Vivek Raghavan che parla di colonia digitale e Bosun Tijani che apre un centro nazionale perché la Nigeria non sia consumatrice passiva.

Una seconda divergenza riguarda il percorso tecnico. Yann LeCun continua a indicare i world models invece degli LLM, François Chollet sostiene che i sistemi migliori sono di fatto neurosimbolici, con sintesi di programmi guidata da LLM, Fei-Fei Li costruisce mondi navigabili per addestrare robot.

La tensione di fondo, a mio avviso, è che quando l'esecuzione diventa economica il collo di bottiglia si sposta sulla verifica. Balaji Srinivasan lo dice in modo esplicito: l'AI abbassa il costo della creazione e alza quello della verifica. È la stessa preoccupazione che porta Yoshua Bengio a proporre sistemi non agentici e verificabili, Dario Amodei a parlare di crisi di fiducia e Geoffrey Hinton a dire che i pesi aperti hanno già reso tardiva ogni forma di contenimento. Paul Graham la traduce in chiave imprenditoriale: se costruire costa poco, conta di più il gusto — cioè il giudizio su cosa valga la pena costruire.

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