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Il muro elettrico dell'intelligenza

Il chatbot non è più l'unità di misura: si contano le ore di lavoro autonomo. E il limite non è più il denaro, ma la corrente elettrica.
Digital Intelligence Podcast

La convergenza più netta di questa settimana è che il chatbot ha smesso di essere l'unità di misura: quasi tutte le voci parlano ormai di agenti che lavorano a lungo. Andrej Karpathy, tornato alla ricerca sui modelli di frontiera, usa come prova un compito da un milione di token e due ore di lavoro autonomo (Benzinga); Jack Dorsey arriva a dare agli agenti identità crittografiche da dipendenti (TechCrunch); DHH, creatore di Rails e a lungo scettico verso l'hype, dice di non scrivere quasi più codice a mano (Lex Fridman).

Da questa convergenza si aprono però due faglie. La prima riguarda il costo dell'intelligenza. Jensen Huang trasforma i chip in classe d'investimento mobilitando oltre 500 miliardi (Reuters) ed Elon Musk arriva a ipotizzare il calcolo in orbita per aggirare il muro energetico (Cryptopolitan). All'opposto, François Chollet sostiene che la strada non sia scalare i modelli ma il calcolo al momento dell'inferenza (x.com), John Carmack continua a cercare l'intuizione algoritmica mancante con una squadra minuscola (theagiclock), e Sasha Luccioni argomenta che più grande non è quasi mai meglio (Hugging Face). Non è una disputa tecnica: è una scommessa su chi possa permettersi di competere.

La seconda faglia riguarda la fiducia, ed è più interessante perché attraversa anche chi vende. Sam Altman ammette di aver sopravvalutato la velocità di adozione e sposta l'AGI a fine 2028 (Yahoo Finance); Dario Amodei chiama l'ostilità verso l'IA una "crisi di fiducia", dovuta a benefici reali non ancora all'altezza delle promesse (Fortune). Marc Andreessen resta invece convinto che il rischio vero sia la regolazione (a16z), mentre Geoffrey Hinton avverte che i modelli più capaci diventeranno più difficili da controllare (The Hill).

La tensione di fondo, allora, è questa: la capacità di produrre lavoro autonomo cresce più in fretta della capacità di verificarlo. Lo dice nel modo più concreto Simon Willison, per cui il collo di bottiglia non è generare codice ma revisionarlo (simonwillison.net); lo traduce in politica Jack Clark, chiedendo misurazione indipendente dei sistemi (jack-clark.net). Delegare è diventato facile; controllare no.

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