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Chi tiene il volante

Il paradigma degli LLM viene dichiarato esausto proprio mentre i numeri accelerano, e il potere sull'AI si divide: chi vuole concentrarlo in un watchdog, chi farlo fuggire dallo Stato.
Digital Intelligence Podcast

La corrente di fondo di questo momento è una doppia frattura: una tecnica, una politica.

Sul piano tecnico si consuma la rottura con lo scaling puro. Ilya Sutskever dichiara chiuso "l'age of scaling" e riapre l'era della ricerca; Yann LeCun lascia Meta perché "scalare gli LLM non porterà all'AGI"; François Chollet e John Carmack cercano generalizzazione e program synthesis oltre il next-token. Ma qui la convergenza si spezza: mentre gli scettici dichiarano il paradigma esausto, Jack Clark misura una frontiera economica che "è più che quadruplicata in otto mesi" e Mustafa Suleyman promette automazione del white-collar "in 12-18 mesi". Non concordano nemmeno sui fatti.

Il vero asse condiviso è più sottile: la verificabilità come nuovo confine del valore. Andrej Karpathy — "gli LLM automatizzano ciò che verifichi" — rima perfettamente con Naval Ravikant ("le astrazioni perdono", vince chi tocca gli edge case) e con Simon Willison: la comprensione non è delegabile, si sposta. È un umanesimo difensivo: l'output è abbondante, il giudizio scarso.

Sul piano politico, la tensione è netta e affascinante. Da un lato la pulsione centralizzatrice: Sam Altman, Demis Hassabis e Dario Amodei chiedono all'unisono un watchdog a guida USA con potere di bloccare i deployment — una saldatura senza precedenti tra frontier lab e Stato. Dall'altro la pulsione sovranista: Jack Dorsey costruisce mesh Bluetooth off-grid, Balaji Srinivasan estende "not your keys" ai robot, Vitalik Buterin eleva privacy e quantum-resistance a requisiti primari.

Ecco la corrente di pensiero dominante: mentre la capacità diventa infrastruttura, il potere cerca simultaneamente di concentrarsi (istituzioni, chip, watchdog) e di fuggire (chiavi private, reti fuori dallo Stato). Marc Andreessen intuisce il punto d'arrivo — una "political superintelligence" che rappresenti il cittadino. La domanda irrisolta di tutti è una sola: chi tiene il volante, ammesso che ci sia.

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