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La fine dell'età dello scaling

I profeti del "più grande" cambiano rotta: torna l'incertezza, l'intelligenza si cerca nel corpo e nel mondo fisico, e lo Stato bussa alla porta dei laboratori.
Digital Intelligence Podcast

Attraversando queste voci, la corrente più forte non è l'entusiasmo ma un ritorno all'incertezza fondativa. Il dogma dello scaling si sta incrinando simultaneamente da più angoli: Ilya Sutskever dichiara chiusa "l'età dello scaling" e riaperta quella della ricerca, François Chollet mostra modelli di frontiera sotto l'1% su ambienti interattivi, Yann LeCun finanzia con un miliardo la propria eresia anti-LLM, e persino Demis Hassabis ammette che "più dati/più calcolo" non basta. È il segnale di un ciclo che matura: dall'ubris della curva esponenziale al riconoscimento dei colli di bottiglia architetturali.

Da qui una prima convergenza profonda: il bottleneck si sposta sull'umano e sull'embodiment. Andrej Karpathy cristallizza tutto in "puoi delegare il pensiero, non la comprensione"; Simon Willison traduce lo stesso timore nel "cognitive debt"; John Carmack e LeCun cercano l'intelligenza fuori dal testo, nel mondo fisico. Ne discende una tesi anti-antropomorfica ricorrente — i "ghosts, not animals" di Karpathy, il monito di Nat Friedman che ragionare "in termini umani" è un errore.

La divergenza più netta è governance vs. sovranità individuale. Un blocco istituzionale — Sam Altman con l'arbitro globale e lo Stato azionista, Dario Amodei con la regolazione vincolante, Hassabis con lo standards body — converge sul contenimento dall'alto. All'opposto Jack Dorsey e Balaji Srinivasan predicano AI personale, privacy programmabile, resistenza all'infrastruttura centralizzata; DHH rifiuta l'AI-as-feature imposta dal marketing.

Sotto tutto, la tensione di fondo è euforia della capacità contro pessimismo della governance — sintetizzata da Jack Clark: "alignment is not on track" mentre il codice si auto-scrive. Persino gli scettici — Benedict Evans col suo "1997", Geoffrey Hinton coi "beings smarter than us" — condividono l'intuizione che il potere tecnologico ha superato la capacità di comprenderlo e dirigerlo. Il momento storico non è quello dell'accelerazione trionfante, ma quello in cui l'industria scopre che il vero problema irrisolto non è costruire, ma verificare, capire e decidere chi comanda.

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