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L'anno in cui lo scaling è finito

Il 2026 segna una rottura: la corsa alla potenza di calcolo cede il passo alle idee, mentre si decide chi controllerà davvero l'intelligenza artificiale.
Digital Intelligence Podcast

C'è un momento di rottura che attraversa quasi tutte queste voci: il 2025-2026 come inflection point. Ma la convergenza è solo apparente, perché ciascuno lo nomina su un asse diverso. Per Ilya Sutskever finisce "l'era dello scaling": il collo di bottiglia torna a essere l'idea, non la GPU. Yann LeCun capitalizza la stessa diagnosi con un miliardo di dollari — gli LLM sono retrieval, non ragionamento. E persino Andrej Karpathy, tornato alla ricerca fondamentale in Anthropic, ridisegna il confine: i LLM dominano solo ciò che è verificabile. La corrente di fondo è un riflusso dall'hype produttivo verso la ricerca fondamentale — chi ha cavalcato lo scaling ora dichiara che lo scaling non basta più.

La frattura più netta è sul lavoro. Geoffrey Hinton vede la sostituzione già in corso; Mustafa Suleyman la dà a 18 mesi. All'estremo opposto Jensen Huang chiama "fuori immaginazione" chi taglia, e LeCun smentisce le stime catastrofiste. Nel mezzo, due ritrattazioni rivelatrici: Dario Amodei e Altman ammorbidiscono le profezie del 2024. E sopra tutti, Benedict Evans smonta l'intera querelle: prevedere l'esposizione è impossibile. Lo scetticismo si sposta dentro l'hype, non contro.

La tensione strutturale è concentrazione vs. policentrismo. Altman trasforma OpenAI in campione nazionale americano allineato a Washington; Suleyman vuole Microsoft tra i "top-4". Sul fronte opposto, Vitalik Buterin, Balaji e Jack Dorsey spingono verso decentralizzazione, sovranità, "mini-AGI" lean. Curioso eco organizzativo: sia Dorsey sia Amodei smontano il middle management — l'AI come solvente gerarchico.

La corrente di fondo: l'AI ha smesso di essere promessa ed è diventata terreno politico. Hinton e Altman parlano di geopolitica della scienza; il dibattito tecnico è ormai una lotta su chi controlla l'infrastruttura cognitiva. La fede comune nell'accelerazione nasconde un disaccordo radicale su chi la possiederà.

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