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La frattura dei fondatori

I costruttori del paradigma AI iniziano a dubitare. Una giornata dentro la tensione fra chi accelera e chi dice che mancano le idee.
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La tensione strutturale di questo ciclo è una sola: il paradigma attuale è sufficiente, o siamo al limite? Quasi tutto il resto si distribuisce attorno a questa frattura.

Da un lato, chi è dentro il sistema produttivo dei LLM converge su un ottimismo operativo: Andrej Karpathy entra in Anthropic per usare Claude per allenare Claude — il ciclo ricorsivo è la sua scommessa. Sam Altman dichiara certezza sul path verso AGI. Marc Andreessen siede nel PCAST di Trump e spinge la deregolamentazione. Jensen Huang vede la Vera CPU come ingresso in un mercato da $200 miliardi. Sono operatori: il paradigma funziona, va accelerato.

Dall'altro, chi ha costruito il paradigma ne vede i limiti. Ilya Sutskever dice che l'età dello scaling è finita, tornano le idee. Yann LeCun fonda AMI Labs con $1 miliardo per dimostrare che i LLM sono un dead end e i world model JEPA sono il futuro. François Chollet lancia ARC-AGI-3: modelli frontier a 0.3%, umani al 100% — la misurazione che smonta l'hype. La convergenza stranissima: sono i padri fondatori i più critici.

Sotto la superficie tecnica, scorre una disputa sull'economia politica. Geoffrey Hinton dice che il capitalismo, non l'AI, è il problema. Elon Musk propone un Universal High Income — virata inattesa per un libertario. Patrick Collison vede il primo trimestre della singolarità nei dati Stripe. Naval Ravikant dice che il software puro è diventato non-investibile. Benedict Evans avverte che i modelli di job exposure sono pseudoscienza — e tutti smettano di fingersi certi.

Il segnale più significativo è questo: la biforcazione non è più tra ottimisti e pessimisti. È tra chi pensa che le risposte esistano già (più compute, più agenti, più infrastruttura) e chi ritiene che le domande fondamentali siano ancora aperte — e che nessuna quantità di Blackwell le chiuda.

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