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Veloci, ma non vicini alla meta

Il progresso dell'intelligenza artificiale corre, ma forse non verso dove pensiamo. Viaggio dentro la differenza tra andare veloci e arrivare.
Digital Intelligence Podcast

Correnti di fondo (maggio 2026): tra accelerazione e ricalibratura

Tre tensioni dominano il paesaggio intellettuale del tech a maggio 2026, rivelando frattura profonda tra narrativa ufficiale e percezione di chi costruisce.

Prima tensione: la confusione tra velocità e prossimità. Andrej Karpathy, Sam Altman, Demis Hassabis mantengono urgenza singolarista. Ma John Carmack, Ilya Sutskever, François Chollet smontano questa illusione: scaling LLM ha esaurito promesse teoriche. AGI non è prossimo per legge di scale, ma richiede breakthrough architetturale ancora sconosciuto. La velocità progresso ≠ destinazione imminente.

Seconda tensione: chi cattura il valore? Paradosso evidente. Mentre Simon Willison e DHH delegano 95% coding a agentici (beneficio totale al developer), Marc Andreessen, Jensen Huang, Patrick Collison vedono consolidamento della riquezza verso US incumbents—NVIDIA, Microsoft, Google. Jack Dorsey e Balaji Srinivasan scommettono su decentralizzazione (hardware, sovranità), ma scontro rimane irrisolto: infrastruttura fisica wins su software puro.

Terza tensione: verso cosa convergiamo davvero? Narrativa ufficiale: AGI, singolarità, disruption occupazionale totale. Ma sotto leggiamo ricalibrazione: Yann LeCun nega catastrofismo; Chollet orienta su benchmark interattivi, non teoria astratta. Carmack ammette distanza AGI superiore a quanto previsto.

Corrente sottile: non accelerazione verso singolarità, ma transizione da software automation a agenzia fisico-teorica. L'aria cambia quando realizzi che il collo di bottiglia non è computazionale ma concettuale.

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